Povero nostro Carso

Vado a far due passi in Carso a cercar asparagi, c’è il sole, non c’è nessuno, d’altronde è un pomeriggio feriale. Salendo alla Rocca il taglio nel boschetto per i lavori di Irisacqua fa davvero impressione, sembra una piccola pista da sci, ma penso che poi le piante ricresceranno, magari ne pianteranno di nuove.

L’Amministrazione ha detto di averne piantate 2100 a partire dal 2022, non so dove, il colle a destra è ormai completamente spoglio, dove c’erano gli asini non c’è più un albero.

Continuo il giro, scendo dietro la Rocca, raggiungo la trincea Joffré, la percorro in discesa, vedo luccicare qualcosa fra l’erba, sono due sedie, chissà chi se le è portare fin quassù.

Scendo alla ferrovia e sento rumore d’accetta: un signore con la roncola in mano mi saluta educatamente, dico buongiorno e gli chiedo che sta facendo, come mai taglia quell’alberello, mi spiega che fa legna, ha chiesto in Comune eh, si possono tagliare gli alberi fino a un certo diametro, e poi così si evitano gli incendi. Mah. Non aveva il metro in mano per misurare il diametro del tronco, aveva una roncola bella grossa e quindi gli ho augurato buon lavoro e me ne sono andata.

Sotto il pendio della Rocca finalmente vedo gli alberi piantati a migliaia: stecchi secchi che riconosci solo perché vicino c’è un bastoncino con la punta rossa.

Questa è la cura che ci prendiamo del nostro Carso.

Questo è il modo in cui ci si occupa di ambiente.

Meglio continuare a cambiare i fiori in piazza ogni settimana.

Cinzia Benussi

 

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