In questi giorni stanno trasmettendo la campagna di comunicazione istituzionale per promuovere la “Giornata nazionale del Made in Italy”, che cade il 15 aprile, realizzata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
L’evento vuole “celebrare la creatività e l’eccellenza italiana, patrimonio unico e prezioso per il nostro Paese, sinonimo di qualità, stile, design, innovazione e tradizione”. Bene. La cosa interessante è che lo spot pubblicitario ignora nella sua rappresentazione visiva, dunque esistenziale ed etica, le persone di colore. Tutti bianchi, bianchissimi!
In quello spot si intravedono anche i cantieri navali.
Fincantieri a settembre 2023 dichiarava quasi 21mila dipendenti, di cui poco meno di metà in Italia (suddivisi tra Marghera, Monfalcone, Sestri Ponente, Riva Trigoso, Muggiano, Castellammare, Palermo, Ancona) e gli altri suddivisi tra Norvegia, Romania, Vietnam, Brasile e Stati Uniti.
Nella relazione di bilancio 2022 si leggeva che in Italia Fincantieri impiega diecimila dipendenti “e attiva circa 90mila posti di lavoro, che raddoppiano su scala mondiale in una rete produttiva di 18 stabilimenti”.
Come scriveva recentemente l’Huffpost, “se non esistessero i bengalesi di Monfalcone, non esisterebbero le navi da crociera Msc. Nei cantieri navali di Fincantieri, infatti, lavorano 1.700 operai italiani e 6.800 stranieri (un quarto di questi sono del Bangladesh)”.
Ma nell’Italia del made in Italy, del tutti bianchi, bianchissimi, le maestranze “straniere” non esistono! E la riflessione non può non cadere anche sulla pubblicità di questi ultimi tempi: vedere negli spot televisivi italiani, che sponsorizzano prodotti italiani, persone di colore è quasi impossibile.
Come si devono sentire gli italiani di colore, non bianchi, nel vedersi semplicemente ignorati? Il tutto mentre la popolazione italiana, come ben sappiamo, nel 2080 supererà di poco i 40 milioni di abitanti e la nostra regione nel 2061 scenderà sotto la soglia del milione di abitanti e, se non ci fossero le persone di altre nazionalità, probabilmente saremmo ben oltre la catastrofe nazionale! Ma questo a chi preferisce auto-rappresentarsi nel mito del Bel Paese del tutti bianchi, bianchissimi, non raccontatelo…
Marco Barone