La primavera, indifferentemente dalle date del calendario, inizia quando i colori delle fioriture ingentiliscono i giardini e ogni spazio verde. La fioritura della mimosa è una meraviglia in prossimità dell’ 8 marzo, Giornata internazionale della donna, e come ogni anno in Italia tante donne verranno omaggiate dei mazzetti gialli piumosi e ricadenti. Anche per la gioia dei fiorai che non sono esclusi dalla crisi generalizzata del commercio cittadino, e questa occasione speriamo possa essere una boccata di ossigeno sugli incassi.
Chiamata per errore ma molto comunemente Festa della donna, è una ricorrenza che ha superato negli anni passati abbastanza traversie: è stata onorata oppure negata a seconda della guida politica del periodo nel nostro Paese. Perché era stata dall’inizio una ricorrenza voluta dal Partito Comunista in quanto trovava, e trova tutt’ora, la sua motivazione nella tutela del lavoro femminile, nella dignità delle donne, nei diritti e nelle opportunità uguali rispetto ai colleghi uomini, nella richiesta di libertà per le donne declinata in tutti gli aspetti della vita oltre a quello professionale. Una libertà che comprende anche la maternità, come un processo in cui non deve trovare spazio alcuna altra intromissione e lasciato unicamente alla volontà della donna.
Oggi e tutti i giorni va il pensiero e la solidarietà alle donne che vivono oppresse da regimi autoritari spietati, considerate esseri indegni, da relegare lontano dagli sguardi, senza alcun peso sociale.
Nella nostra quotidianità civile abbiamo invece una opportunità verso le donne straniere che provengono da paesi più poveri e meno sviluppati, dove la mentalità ha fatto fatica a modernizzarsi. Non ci sarebbe bisogno di criticare il loro modo di vestire per denigrarle, pensando che la soluzione sia il tenerle lontane più possibile dalla società, rifiutandole. Proviamo a rispettarle nella loro diversità, dando loro il tempo del cambiamento, se lo desidereranno. Ma se libere e determinate decideranno di continuare a coprirsi i capelli con un velo, considerato che nessuno di noi occidentali potrà sentirsi offeso o danneggiato per questo, neanche il legislatore, allora dobbiamo riconoscere loro la libertà di indossarlo.
Pensiamo piuttosto ad offrire alle donne, straniere e non, servizi a favore della genitorialità come asili nido, scuole dell’ infanzia e centri estivi, con una accoglienza ampia ed economicamente sopportabile. Perché non sempre si può contare sull’aiuto dei nonni o pagare una baby sitter.
Così le donne potranno continuare a pensarsi come mamme e come lavoratrici, realizzandosi anche fuori dalla famiglia, portando il loro prezioso contributo in competenze al progresso della società, senza dover più fare scelte ingiuste, penalizzanti ed esclusive del proprio futuro.
Gentili mimose a tutte
Michela Monticolo